Morire per l’euro ? Conferenza di Alberto Bagnai ad Ascoli Piceno

Potrebbe apparire provocatorio o forse eccessivo ai più, il nostro titolo.

Ma i fatti e la realtà di tutti i giorni ci indicano tutt’altro e le conseguenze dei tagli e delle politiche di austerità in Europa sono rintracciabili oramai più nelle pagine di cronaca che all’interno dei quotidiani economico-finanziari. Aldilà delle varie teorie monetarie e degli ideali più o meno utopici, i numeri impietosi dipingono uno spaccato di società sofferente ed in piena fase recessiva, sia da un punto di vista economico che culturale. Sono perfino nati siti web che tengono traccia in modo analitico e quasi cinico degli effetti di questa crisi che sembra senza fine (CrisItaly), iniziata circa sei anni fa, ma le cui origini possono essere rintracciate indietro nel tempo tra i primi anni ottanta e i primi anni novanta. Accanto alla lunga e macabra lista di suicidi di imprenditori e comuni cittadini a causa della crisi economica (“Uno ogni due giorni e mezzo”), la cosa che colpisce maggiormente è sapere che in Grecia (“Il grande successo dell’euro“) la mortalità infantile nei primi mesi di vita dei bambini è aumentata del 43%. A causa dei tagli imposti alla sanità. Una vera e propria strage degli innocenti (“La Strage degli innocenti”), di coloro che non avranno mai un futuro per le responsabilità della politica passata e presente. Un Europa che conduce alla disperazione in nome del rigore, alla morte in nome del bilancio, all’assenza di futuro in nome di un’ideologia costruita nel passato, forse non era proprio l’Europa che sognavano i padri fondatori (Europa: il sogno tradito di De Gasperi).

Ancora convinti che il titolo sia eccessivo?

A PARTIRE DALLE ORE 17:15 SARÁ TRASMESSA LA DIRETTA IN STREAMING AL SEGUENTE LINK:
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Energia e Lavoro

Energia e lavoro: l’equivalenza é di quelle che si studiano nei corsi universitari di termodinamica al primo anno, ma qui con lavoro vogliamo intendere il significato che gli si attribuisce nella normale accezione del termine. Il lavoro che manca nel nostro Paese in quantitá ed in qualitá, il lavoro che giá da alcuni anni si sta trasformando in vera emergenza, vero dramma nazionale. Alcuni mesi fa il magazine online ORIZZONTE ENERGIA pubblicó un nostro articolo riguardante la situazione energetica italiana ed i suoi legami con i livelli occupazionali (qui si trova l’articolo originale: “Una breve analisi sulla domanda energetica italiana.”) e ultimamente anche il noto quotidiano “Il Sole 24 Ore” ha pubblicato una breve nota sul tema (qui: “Costi dell’energia, un gap che pesa.”). Anche alla luce delle recenti dichiarazioni del neo ministro Zanonato riguardo alla possibilitá di aprire una discussione attorno alla produzione di energia elettrica mediante energia nucleare, vogliamo riproporre anche sul nostro sito l’articolo, nella speranza di aggiungere elementi di riflessione sulle reali cause di questa storica crisi economica.

 

UNA BREVE ANALISI SULLA DOMANDA ENERGETICA ITALIANA

 

L’Agenzia Internazionale per l’Energia nel rapporto annuale 2011 prevede un incremento della domanda energetica mondiale di circa il 40%, nel periodo che va dal 2009 al 2035.

L’Italia deve fare i conti con uno scenario globale in forte mutamento, ancor più che gli altri Paesi europei, a causa della scarsità di materie prime sul territorio nazionale.

Nel 2005 il consumo annuale di energia elettrica in Italia si attestava attorno ai 340,2 TWh, per ridursi a 332,3 TWh nel 2011, causa l’attuale crisi economica. L’importazione diretta di energia elettrica per l’anno 2011 ha comportato un aggravio sulla bilancia commerciale di circa 3,5 miliardi di euro. Sempre nel 2011 circa il 65,4% dell’energia è stata prodotta mediante centrali termoelettriche (gas naturalepetroliocarbone,…) mentre fonti come fotovoltaico, geotermia ed eolico hanno generato 24,1 TWh, ovvero il 7,3% dei consumi totali.

Lo scenario energetico tracciato dall’ENEA per l’Italia prevede un incremento costante della domanda di energia a circa 418 TWh/anno nel 2030. Di questo fabbisogno energetico meno del 9% verrà coperto dalle rinnovabili come fotovoltaico ed eolico con una produzione annuale stimata attorno ai 35 TWh. Da qui al 2030 l’energia dovrà necessariamente essere prodotta mediante centrali termoelettriche nella misura di circa 292 TWh, ovvero +32% rispetto alla quota termoelettrica del 2010.

Nell’ambito di un piano di programmazione energetica su scala nazionale, oltre alla quantità di energia, un’analisi attenta dovrebbe essere effettuata anche sulla “qualità” della fornitura energetica. Fattori fondamentali sono ad esempio la continuità dell’approvvigionamento e la versatilità nella produzione: le cosiddette fonti rinnovabili presentano sotto questo profilo i risultati più scarsi e svantaggiosi non solo dal punto di vista economico.

Per sostenere oggigiorno la crescita del Paese ad un ritmo del 2% di variazione del PIL (crescita moderata), il fabbisogno energetico dovrebbe aumentare almeno di un 3% annuo: arrivando a circa 450 TWh nel 2030.

La domanda che potrebbe sorgere a questo punto è: abbiamo davvero necessità di tutta questa energia? La legge di Okun, a cui gli economisti attribuiscono ancora una buona validità, prevede che per poter cominciare ad apprezzare una diminuzione del tasso di disoccupazione, il PIL nazionale dovrebbe crescere ad un tasso minimo del 2-3%. D’altro canto il livello di disoccupazione attuale in Italia, secondo stime ufficiali Eurostat, si attesta attorno al 10,8%.

Dove trovare l’energia sufficiente per sostenere la crescita del PIL e sconfiggere così la disoccupazione? Le rinnovabili potranno dare al massimo un contributo del 10%, con costi annessi molto alti e problemi di approvvigionamento; l’acquisto dell’elettricità dall’estero porrebbe un aggravio insostenibile sulla bilancia commerciale e di riflesso sui costi aziendali (scarsa competitività e bassa produttività). Infine l’Italia è tradizionalmente uno dei Paesi dell’area OCSE a più elevata efficienza energetica e alcune considerazioni di carattere economico e tecnico fanno ritenere che non ci sarà molto spazio per migliorare processi di efficientamento e di risparmio energetico.

Allo stato attuale della conoscenza, una valida proposta per la soluzione del problema energetico è l’utilizzo dell’energia da fissione nucleare. Soluzione che, negli ultimi anni, in Italia non è stata presa in considerazione più per motivi ideologici che per problemi tecnici o economici.

Su scala mondiale oggi sono operativi 435 reattori nucleari, 63 sono in fase di realizzazione, 160 sono stati pianificati e altri 329 proposti perla realizzazione. Mediante 8 reattori nucleari di terza generazione da 1,7 GW l’Italia potrebbe completamente soddisfare il suo incremento di fabbisogno energetico da qui ai prossimi venti anni.

Il costo complessivo sarebbe compreso all’interno della forchetta 3-8 miliardi di euro/anno, a fronte di una produzione di 96 TWh/anno. Considerando che il costo di produzione dell’energia elettrica si aggira attorno ai 65-70 €/MWh, il risparmio netto annuo, per uno scenario di costo medio, sarebbe di circa 3 miliardi di euro all’anno. Risorse che potrebbero essere utilizzate innanzitutto per ridurre i costi dell’energia per imprese e famiglie e ridurre il carico fiscale per aziende e lavoratori, a tutto vantaggio della competitività e della produttività dell’economia italiana. È necessario innescare questo circolo virtuoso per far crescere il Paese ed uscire da questa impasse.

 

Andrea Pomozzi

Presidente Piceno Tecnologie

 

Nota: L’articolo é una versione ridotta di una analisi piú estesa, in cui sono riportare anche le fonti bibiografiche, i dati ed i grafici relativi. L’articolo completo si puó trovare a questo link: http://www.movisol.org/12news176.htm

 

Copyright Piceno Tecnologie – Tutti i diritti riservati, la riproduzione anche parziale deve essere autorizzata dall’autore.

 

In prima linea sull’energia

Da alcuni mesi, diversi settori della società si sono mobilizzati per chiedere a gran voce al passato Governo ed ora a quello futuro una Conferenza Nazionale sull’Energia, che possa stabilire, su basi rigorosamente scientifiche, quella che sarà la politica energetica nazionale italiana nei prossimi decenni. Piceno Tecnologie ha voluto partecipare a questo appello e contribuire, per quanto possibile, alla sua diffusione. Riportiamo anche sul nostro sito il comunicato stampa, pubblicato originariamente in: http://conferenzaenergia.wordpress.com/2013/02/14/comunicato-stampa/#more-1338.

 

 

 

RICHIESTA DI CONVOCAZIONE DELLA

CONFERENZA NAZIONALE SULL’ENERGIA

Un gruppo di scienziati e ricercatori, riscontrata l’effettiva difficoltà del legislatore di giungere in questi anni ad una ragionevole soluzione della questione energetica italiana, ha lanciato lo scorso autunno un appello per chiedere al Governo la convocazione di una Conferenza Nazionale sull’Energia, dalla quale scaturisca un indirizzo strategico in materia energetica che sia basato su valutazioni tecnico-scientifiche oggettiveed accurate analisi costi-benefici.

Nel farci portavoce delle centinaia di cittadini che hanno sottoscritto questo appello, tra cui numerose personalità di rilievo del mondo accademico, della ricerca e delle imprese (http://conferenzaenergia.wordpress.com/appello), chiediamo pertanto alle forze politiche ed ai candidati alle elezioni del 24/25 febbraio 2013:

1) di considerare attentamente il ruolo strategico che possibili soluzioni del problema energetico italiano ricoprono nel rilancio dell’economia  del nostro paese;

2) di impegnarsi a sostenere la proposta della Conferenza Nazionale sull’Energia, quale strumento metodologico autorevole, trasparente ed efficace, finalizzato all’elaborazione della futura Strategia Energetica Nazionale;

3) di dar voce, nella suddetta Conferenza, agli esperti del settore, unitamente ai rappresentanti istituzionali e delle amministrazioni locali, in modo da garantire un confronto realmente costruttivo tra le parti e la piena trasparenza del processo decisionale nei confronti dei cittadini.

A tal fine invochiamo il coinvolgimento diretto delle numerose realtà tecnico-scientifiche che arricchiscono il panorama culturale italiano e garantiscono un inestimabile capitale di competenze e conoscenze.

Ai candidati eletti alla Camera dei Deputati ed al Senato della Repubblica ed al futuro Governo, chiediamo di elaborare nella prossima legislatura il quadro normativo necessario alla rapida convocazione, da parte dei Ministeri competenti, della suddetta Conferenza, ed alla definizione giuridica delle sue finalità, nonché di impegnarsi ad attuare le indicazioni e gli indirizzi strategici in essa elaborati.

Prof. Antonio Naviglio

Prof. Vincenzo Pepe
Presidente Movimento Ecologista Europeo FareAmbiente
http://www.fareambiente.it

Prof. Renato Angelo Ricci
Presidente Associazione Galileo 2001 per la libertà e la dignità della Scienza
http://www.galileo2001.it/rapid/

Ing. Giancarlo Bolognini

Ing. Enzo Gatta

Dott. Umberto Minopoli

Dott. Andrea Pomozzi
Presidente Associazione Piceno Tecnologie
http://www.picenotecnologie.com

Dott.ssa Christina Sponza
Presidente Associazione Tecnosophia
http://www.tecnosophia.org

Dott. Pierluigi Totaro
Presidente Comitato Nucleare e Ragione
http://www.nucleareeragione.posterous.com

Ing. Ivo Tripputi

 

Enrico Mattei: una vita spesa per gli altri

“[…] è simile a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra” (Mt 13,45)

E ci è sembrato proprio di averla trovata in Marcello Colitti questa “perla preziosa”. Una perla che, potremmo dire, al suo interno ne contiene un’altra di inestimabile valore: la straordinaria figura di Enrico Mattei.

Curiosa coincidenza era un Sabato anche quel tragico 27 Ottobre del 1962, quando attorno alle ore diciannove di una serata di pioggia, Enrico Mattei, fondatore e primo presidente dell’ENI, morì in seguito all’esplosione del suo piccolo aereo, nei pressi di Bascapè. In quella tragedia con lui morirono il pilota, Irnerio Bertuzzi ed il giornalista americano William Mc Hale. Così, esattamente cinquant’anni dopo, Sabato 27 Ottobre 2012, abbiamo voluto ricordare assieme a tanti ragazzi e ragazze, un grande personaggio, che spese gran parte della sua vita per gli altri.

Più di trecento studenti degli ultimi anni degli istituti superiori della Provincia di Ascoli Piceno hanno ascoltato, dalla viva voce di Marcello Colitti, chi era veramente Enrico Mattei e cosa la sua figura ancora rappresenta per la storia dell’intero Paese. Dal racconto di colui che ha ricoperto tra l’altro gli incarichi di Vice Presidente e Amministratore Delegato per la Programmazione e lo Sviluppo dell’Agip e di Presidente dell’ENICHEM, gli studenti hanno potuto cogliere la grandezza del personaggio e dei suoi insegnamenti. I tratti dell’uomo Mattei hanno sorpreso diversi tra i presenti e smentito anche molti luoghi comuni che, purtroppo, ancora oggi sono riportati da gran parte della stampa.

Marcello Colitti ha voluto lasciare un messaggio agli studenti, ai presenti e a tutti i giovani in genere. Un messaggio che è stato alla base del suo discorso e che riportiamo di seguito, nella speranza di un’ampia diffusione. Magari non solo tra le nuove generazioni.

Scarica il file con il discorso di Marcello Colitti: qui

 

ENRICO MATTEI

27 ottobre 2012

Ascoli Piceno

Cari ragazzi, potrei raccontarvi una storia, una favola. Ma voi siete ragazzi evoluti, le favole le leggete sul computer o le inventate usando i vostri giochi elettronici. Quello che racconterò non è una favola, è una realtà: sono cose che sono avvenute davvero, anche se adesso potrebbero sembrare incredibili e quasi non vere.

E’ una storia importante. Il protagonista era un uomo buono, una cosa rara, un uomo che lavorava per gli altri ed aveva una vera e propria religione del lavoro. Voi avete visto un film che riguarda soprattutto la sua morte[1]. Io parlerò della sua vita. A raccontarla adesso sembra una saga, come le storie degli eroi antichi. E la sua scomparsa misteriosa, avvenuta troppo presto, ci ha lasciato un’eredità straordinaria. Da allora sono passati cinquant’anni. Pensate che la maggioranza dei cittadini italiani viventi è nata dopo la sua morte.

Se pensassimo un momento a come sarebbe oggi il nostro paese se Enrico Mattei non fosse esistito, ebbene, il nostro paese sarebbe molto diverso, molto più povero e molto meno moderno. Io vi racconterò la storia di quest’uomo, per grandi linee, perché un racconto dettagliato richiederebbe troppo tempo.

Parliamo di un personaggio sul quale il passaggio del tempo ha un effetto singolare: mano a mano che si allontana nel tempo diventa più grande.

Oggi, parole come la modernizzazione o sviluppo economico non si sentono più, un poco perché siamo diventati più ricchi, o crediamo di esserlo, un poco perché non abbiamo voglia di risolvere i problemi, un poco perché siamo immersi ognuno nel proprio piccolo interesse e nessuno ha più un progetto che tenda a migliorare tutti e non solo se stesso. Il progetto di Mattei, ciò che lui voleva fare, l’Italia moderna, è perfettamente riuscito e fa parte del nostro passato, ma il nostro è un paese con poca memoria. Nessuno ricorda più l’Italia dopo la fine della guerra, nel 1945: il crollo di una dittatura durata vent’anni, una guerra perduta, un paese semidistrutto, le ferite di una guerra civile. Questo è il quadro nel quale inizia a svilupparsi l’azione di Enrico Mattei, come uomo pubblico, perché come imprenditore privato aveva già avuto successo quindici anni prima. Un’azione che vuole creare un’altra Italia moderna, ricca, in cui i lavoratori abbiano pari dignità con tutti gli altri, e la possibilità di educare i propri figli.

Facciamo un poco di biografia , per capirci meglio.

Enrico Mattei è nato nel millennio scorso ad Acqualagna, qui vicino, il 29 Aprile 1906 ed è morto presto, nel 1962, tanti anni fa. Era figlio di un carabiniere, la famiglia non era ricca, e lui andò presto a lavorare, come verniciatore di letti. Passò poi in una conceria, come garzone, dove cercò di imparare la tecnica complessa di un lavoro che richiede una buona conoscenza della chimica applicata alla concia delle pelli. La imparò così bene che nel 1926, a venti anni, era il direttore tecnico della conceria. Era già un uomo ricco, aveva un’automobile, cosa a quei tempi piuttosto rara.

Fece il servizio militare, che allora era obbligatorio e quando tornò, era scoppiata una grave crisi economica e il proprietario delle conceria aveva deciso di chiuderla. A 23 anni Enrico emigra a Milano, con un piccolo capitale e delle lettere di presentazione del proprietario della conceria e comincia a vendere colori. In quegli anni erano stati scoperti dei nuovi composti chimici, i sulfonati, che servivano a tante cose e anche a produrre un potente medicinale, i sulfamidici, che furono poi superati dagli antibiotici. Enrico ottiene quelle tecnologie dai produttori tedeschi e crea una sua piccola azienda, con dei vecchi macchinari comprati a poco prezzo. L’Industria Chimica Lombarda, così si chiama, ha grande successo. Enrico Mattei, da garzone é diventato, in pochi anni, un capitalista. Ma il successo non gli basta, vuole imparare ancora e incontra un suo compaesano, molto più vecchio di lui, un famoso professore di Statistica, di cui diventa amico strettissimo: l’ amicizia di un professore con un suo scolaro. Il professore Marcello Boldrini, marchigiano anche lui, era stato Capo dell’Ufficio Statistico della Società delle Nazioni, l’ONU di quell’epoca ed era, fra l’altro, Accademico Pontificio. Lui lo introduce negli ambienti intellettuali cattolici di Milano e quando cade il fascismo, Mattei si impegna subito e diventa capo dei Partigiani Cristiani. Viene arrestato, riesce a fuggire. Una famosa fotografia mostra Mattei a fianco di Parri allora capo del Comitato di Liberazione di Cadorna e degli altri membri del Comitato, nella marcia della liberazione di Milano. Il Comitato di Liberazione nomina Mattei Commissario dell’AGIP.

L’AGIP (Azienda Generale Italiana Petroli) era stata creata dallo Stato Italiano nel 1927. L’Agip vendeva benzina in Italia in concorrenza con le altre imprese e aveva fatto delle ricerche di petrolio in Italia ed all’estero. Poco prima dello scoppio della guerra aveva fatto fare ad una compagnia americana di ricerca petrolifera un lavoro sulla Valle Padana usando una tecnica nuova, la cosidetta “sismica”, che indicò delle possibilità nella zona intorno a Piacenza. Negli ultimi anni della guerra nonostante le difficoltà, l’Agip fece una perforazione in uno di quei punti così identificati ed i tecnici ebbero l’impressione di aver trovato un grande giacimento di petrolio. La guerra stava finendo e la scoperta fu tenuta nascosta; fra l’altro, non c’erano i soldi per poter continuare il lavoro. I tecnici tennero segreta la scoperta, aspettando la fine della guerra per poterla sviluppare.

A questo punto c’è un evento misterioso, di cui si è parlato tanto, senza mai che i due principali attori, Mattei, il Commissario designato dal nuovo Governo e l’ingegner Zanmatti (il Commissario dell’AGIP nominato dal Governo precedente, cioè dalla Repubblica Sociale Italiana) ne abbiano mai parlato esplicitamente. Si dice che l’incontro cominciò bruscamente, come si poteva immaginare fra due che fino al giorno prima erano stati nemici: Zanmatti ebbe la buona idea di rivelare a Mattei che l’Agip aveva trovato qualcosa di grosso. Mattei chiese di vedere le carte, le lesse e si convinse. Cominciò così il lavoro per rafforzare il Centro di Ricerche di Lodi e per fare nuove trivellazioni. I tecnici dell’AGIP avevano trovato una cosa mai vista prima. Un giacimento che dava dei dati di pressione altissima, che indica di solito un giacimento di petrolio molto grande e che produceva olio molto leggero, già quasi benzina. Con le conoscenze di quell’epoca poteva essere solo un grande giacimento di petrolio. Invece era un grande giacimento di gas e tutti gli altri giacimenti che si ritrovarono nella Valle Padana avevano tutti questa singolare caratteristica: sembravano una cosa e ne erano un’altra. Mattei si dedicò anima e corpo al lavoro, ma il Governo ed una parte dell’opinione pubblica, continuava a voler liquidare l’AGIP. L’AGIP era una azienda di Stato e molti pensavano che fosse il caso di venderla ai privati. Il nostro paese era allo stremo e la ricostruzione post bellica richiedeva molto denaro. Nel 1948 Mattei fu eletto deputato al Parlamento per la Democrazia Cristiana, ma abbandonò presto il posto per dedicarsi completamente all’azienda.

La questione dell’AGIP fu risolta solo nel 1948 con il maestro di Mattei, Boldrini, a Presidente dell’AGIP e con Enrico Mattei vice Presidente. Comincia qui la grande operazione di Mattei, prima nell’AGIP, che mette in luce tutti i giacimenti padani di metano e poi nell’ENI, creato nel 1953 come Ente a Partecipazione Statale (allora si chiamavano così) per lavorare in Italia ed all’estero. Da questo momento la vita di Mattei si identifica con lo sviluppo dell’azienda, che cresce ad un ritmo straordinario: trova molto altro gas per terra e per mare; fa una rete di trasporto per il gas che raggiunge tutte i centri industriali dell’Italia Settentrionale; entra nella chimica con la produzione di gomma e di fertilizzanti per l’agricoltura; crea una rete di distribuzione di benzina all’avanguardia nel mondo; riesce a comperare il greggio russo che costava di meno, ma era proibito e ne approfitta per ridurre il prezzo della benzina; va a cercare petrolio all’estero e lo trova in Egitto e poi in Iran. Quello che si chiamò allora il miracolo economico Italiano degli anni 50-60 è dovuto in gran parte alle nuova disponibilità del gas metano, una fonte di energia migliore del petrolio, che brucia con minor inquinamento di tutti gli altri combustibili. Per la prima volta nella sua storia l’Italia poteva competere con le industrie di tutto il mondo, con coloro che avevano il carbone e poi il petrolio e il gas. L’ENI di Mattei si sviluppò ad un ritmo straordinariamente veloce, nonostante che il denaro conferito dallo Stato fosse ben poco. Il reddito della vendita del gas, che era venduto a prezzi molto bassi, forniva una parte del denaro e la fama e l’efficienza dell’ENI gli permettevano di ottenere denaro a prestito. Fra i successi dell’ENI vi è persino il primo progetto dell’Autostrada del Sole, la prima grande strada italiana costruita dopo quelle che furono realizzate millenni fa dall’Impero Romano. Costruisce anche la prima centrale nucleare italiana, i grandi impianti chimici in Italia nel Nord e nel Sud ed una rete di alberghi lungo le autostrade (i noti Motel Agip).

Mattei è il creatore ed il capo di una grande azienda. Ma non si comporta come gli altri. Lavora quasi venti ore al giorno, ma non lavora per sé, ma per gli altri, per il suo paeseNon ha interesse al denaro e non ritira lo stipendio che lo Stato gli pagava come capo dell’ENI, lo manda ad un orfanatrofio non molto lontano di qui, perché, diceva, la sua vecchia azienda, gestita da suo fratello, lo manteneva benissimo. Mattei ha un grandissimo senso della dignità del lavoro e del lavoratore. Dovunque costruisce un impianto, costruisce anche le case per i dipendenti, che pagano affitti molto convenienti e costruisce due grandi centri di vacanze per i lavoratori: uno in montagna ed uno al mare. Questo senso della dignità umana lo faceva essere un accanito nemico del sistema coloniale che allora ancora prevaleva nel mondoI suoi rapporti con i paesi petroliferi dell’Africa e del Medio Oriente erano improntati al concetto di aiuto reciproco e di reciproco vantaggio e quando i grandi paesi produttori di petrolio crearono la loro associazione, vennero per prima cosa all’Eni per discutere della loro strategia ottimale riguardo al volume di produzione ed alle strategia di prezzo.

Mattei parlava, parlava agli italiani almeno una volta alla settimana, parlava per spiegare quello che faceva e perché lo faceva, per convincere tutti gli italiani, ricchi e poveri che era il momento di fare un grande sforzo di sviluppo, di creare una democrazia egualitaria.

Mattei è morto molti anni fa, abbiamo detto nel 1962, ma la sua vita ci può insegnare qualcosa e io vorrei provare a dirvelo.

La prima cosa è che il lavoro è l’unico sistema esistente per trasformare i poveri in ricchi e questo vale per le persone come per i paesi e per mantenere le ricchezze, che altrimenti se ne vanno rapidamente.

La seconda cosa è che il lavoro ed eventualmente il successo, non deve dare alla testa e non deve dare a chi ha avuto successo la sensazione errata di essere superiore agli altri.

Terzo, anche il lavoro deve avere un fine che non sia solo personale, ma sia relativo a tutti gli altri, a cominciare dal proprio paese, fino ai paesi poveri che ci circondano.

Ultimo punto, lo sviluppo dell’economia e di tutta la vita sociale sta nell’innovazione. Chi fa cose nuove arricchisce sé ed arricchisce anche gli altri, perché offre loro prodotti nuovi, che rendono la vita più facile e più gradevole. E l’innovazione richiede coraggio, entusiasmo ed amore del rischio.

Mattei è morto tanto tempo fa, ma la sua opera non è morta, anzi. Noi lo ricordiamo per tutto quello che ha fatto e per come lo ha fatto. La sua generazione ha ormai finito il suo ciclo. Fra poco spetterà a voi ragazzi cercare di continuare quel lavoro e quel successo.

Ho detto mille e novecentosettanta parole, adesso vorrei smettere e cercare di rispondere alle vostre domande.

Marcello Colitti

 

 

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[1]’’Il Caso Mattei’’, del regista e sceneggiatore italiano Francesco Rosi.

Enrico Mattei e il senso della Storia.

“[…] Ma tengano presente che essi incontreranno anche delle difficoltà e saranno molte. Non bisogna mai cedere quando si è convinti della bontà delle proprie idee; bisogna andare avanti, bisogna superare le difficoltà, bisogna affermarsi nella soluzione dei problemi con le proprie qualità. Permettete a me di poter dire questo. Di difficoltà nella nostra strada ne abbiamo incontrate tante, ma non ci siamo mai lasciati abbattere: abbiamo avuto dei momenti difficili, in cui sembrava che dovessimo perdere la nostra battaglia, ma non abbiamo ceduto. Il tempo dà ragione a coloro che sostengono delle idee sane e credo che molti di voi si troveranno in circostanze analoghe. Ma la prima cosa da fare è non cedere mai, non demoralizzarsi mai. Più le difficoltà saranno grosse, meglio voi riuscirete a superarle e più sarete soddisfatti delle vittorie che riuscirete ad ottenere. […]”

(Enrico Mattei, Seduta di chiusura Anno Accademico 1959-1960 alla Scuola di Studi Superiori sugli Idrocarburi – Metanopoli, 1 Luglio 1960).

“[…] Voi avete tante difficoltà, perché gli interessi preesistenti sono ancora forti, sono potenti. Io le ho affrontate una alla volta: anni di difficoltà, terribili, durante i quali ci hanno ostacolato con tutti i mezzi. C’è gente così potente che influisce sulla stampa, sui partiti, sui governi, sull’opinione pubblica; hanno diffuso le voci più impensate, le insinuazioni più terribili. Ho però l’impressione che noi ci muoviamo nel senso della corrente e che il mondo cammina come noi. Non è che noi siamo più grandi e per questo vinciamo; sono gli altri, ormai, che si muovono al di fuori del senso giusto, contro il verso della storia e perciò seguitano e seguiteranno a perdere. […]”

(Enrico Mattei, Seduta di chiusura Anno Accademico 1960-1961 alla Scuola di Studi Superiori sugli Idrocarburi – Metanopoli, 26 Giugno 1961).

 

Dopo le parole di Enrico Mattei e quelle del grande sindaco di Firenze, Giorgio La Pira, è difficile aggiungere altro. Ma noi ci proveremo comunque, cercando di capire quale fosse quel “senso della storia” che Mattei perseguiva e soprattutto perché ad un certo punto quel sogno si è spezzato. Lo faremo Venerdì 16 Novembre, alle 17:30 presso la Sala Docens di Ascoli Piceno, continuando così la serie di eventi organizzati dalla nostra associazione, in collaborazione con l’associazione Circoli Nuova Italia, per commemorare i cinquant’anni dalla morte di Enrico Mattei.

Lo faremo assieme a Benito Li Vigni, ex-dirigente ENI e stretto collaboratore di Enrico Mattei, nonché autore di diversi libri sulle vicende legate al mondo del petrolio e alla straordinaria figura del fondatore e primo presidente dell’ENI. Lo faremo con Giovanni Fasanella, giornalista e documentarista, il quale forse più di ogni altro in Italia ha ripercorso con i suoi libri i momenti tragici e salienti della storia italiana. Una ricerca che con meticolosità, coraggio ed onestà intellettuale lo ha portato a gettare una luce su molte vicende ancora oscure, che negli anni hanno condizionato pesantemente la vita del nostro Paese.

Enrico Mattei è nato ad Acqualagna, nelle Marche, e per questo le presenze del Presidente dell’Assemblea della Regione Marche, Vittoriano Solazzi, e del consigliere regionale Giulio Natali, sono il segno concreto dell’orgoglio di una terra, dell’importanza storica e dell’attualità politica e sociale di un personaggio come Enrico Mattei.

A questo punto mancate solo voi.

Vi aspettiamo numerosi come sempre.