L’Italia in bilico. PDF Stampa E-mail
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Venerdì 15 Giugno 2012 20:04
Tra antipolitica e sfiducia(*).

Lo scenario attuale.

Che dalla politica dipenda l’organizzazione della società civile e la vita di ciascun individuo oggi è più che mai evidente. Un lungo e triste elenco di suicidi scandisce il tempo di questo governo tecnico[1]: lavoratori che hanno perso il proprio posto di lavoro e imprenditori in gravissime difficoltà economiche. Disoccupazione, impossibilità di accesso al credito, mancanza di liquidità, pagamenti a lunghissimo termine, scarsità d’investimenti e soprattutto l’assenza di qualunque prospettiva per il futuro sono alcune tra le cause principali della disperazione. Alla drammaticità dell’attuale situazione economica, apparentemente senza una chiara e immediata via di uscita, si contrappone ogni giorno in misura sempre maggiore un senso di sfiducia collettivo. L’angoscia di tantissimi cittadini rimane soffocata all’interno delle mura domestiche, spesso accompagnata dalla depressione o dalla rabbia che esplode verso se stessi e verso gli altri.

La frustrazione a livello sociale deriva principalmente dalla sensazione d’impotenza a fronte di quella che viene proposta alla popolazione, da parte di molti politici, economisti e mezzi di informazione, come l’unica soluzione possibile per l’uscita dalla crisi: una ricetta economica fatta di tasse, tagli ed aumenti delle tariffe. Pena l’incremento del deficit - ora incostituzionale - e l’aumento del debito pubblico che, nonostante le manovre di austerità e gli enormi sacrifici imposti agli italiani, continua a crescere a ritmi record[2]. È chiaro che all’interno di questo sistema di vincoli europei, costituiti dalla moneta unica e dai vari trattati firmati, sembra apparentemente non esserci altra via di uscita. Eppure professori ed economisti italiani del calibro di Paolo Savona[3], Giulio Sapelli[4], Emiliano Brancaccio[5], Loretta Napoleoni[6] e di fama internazionale, come i due premi nobel per l’economia Paul Krugman[7] e Joseph Stiglitz[8], si sono schierati apertamente contro queste politiche di austerità, deflattive e recessive. L’impostazione dettata dai vincoli di bilancio e dalle logiche di rigore sta alimentando una spirale negativa che porta a un’ulteriore contrazione del PIL, facendo così diminuire il gettito fiscale, aumentando i rischi di solvibilità sul piano internazionale, accrescendo l’esborso per interessi, diminuendo la capacità di spesa per gli investimenti necessari a stimolare l’economia. Tutto ciò a detrimento di quelle risorse finanziare pubbliche che sono indispensabili anche per fornire servizi sociali e assistenziali primari.

Ultimo aggiornamento Giovedì 20 Settembre 2012 23:42
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IL LUNGO E SORPRENDENTE MIRACOLO ITALIANO PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Lunedì 12 Dicembre 2011 23:35

 

Primo! Il primo! Non il secondo! Ma il primo!”, è come un fiume in piena il professor Giuseppe Guarino quando parla della sua Patria. Con una forza, una passione ed un coinvolgimento forse sconosciuti ad un quasi-novantenne (che in passato ha ricoperto gli incarichi di ministro dell’Industria, delle Finanze, del Commercio e dell’Artigianato, delle Partecipazioni Statali) Guarino parla del tasso di sviluppo dell’Italia dal 1945 al 1980. In quel lungo periodo storico, il nostro Paese è stato la prima nazione al mondo per tasso medio di crescita. Roba da far sorridere (o magari piangere) qualcuno che volesse tentare un confronto con i giorni nostri, nel bel mezzo di una crisi profonda ed inesorabile. Eppure è così, Guarino lo afferma in modo forte e chiaro. Tanto da dover far riflettere anche i più tenaci detrattori dell’Italia e del popolo italiano, i quali si sono avvicendati negli ultimi anni, anche dai banchi del Parlamento, nel descrivere una nazione “corrotta, sprecona ed incapace”. L’eminente giurista ci dice che non è così. Non è stato così. E spiega il perché. Illustra anzi il grande miracolo economico che l’Italia ha compiuto, grazie alla politica, potendo spendere a deficit per creare autostrade, reti di comunicazione, sistemi di distribuzione dell’energia ed un sistema sociale (educativo, sanitario, economico) come pochi al mondo. Allora non si parlava di privatizzazioni e di liberalizzazioni, ma l'Italia cresceva ad un tasso medio annuo del 5,25%. Guarino smonta una ad una tutte le “dicerie” (come le chiama lui) e tutti i cavalli di battaglia di demagoghi, populisti e manipolatori della pubblica opinione.

Di fronte a questo lungo e straordinario miracolo economico italiano, viene da interrogarsi su cosa ad un certo punto abbia smesso di funzionare e quando. L’analisi lucida e completa del professore emerito di diritto amministrativo fornisce un quadro storico e sociale inedito, sorprendente, non raccontato per nulla o non a sufficienza, nei libri di storia come sui mass media.

Guarino lega magistralmente le sorti dell’Italia a quelle dell’Europa e quelle di quest’ultima a quelle della finanza globale. Arriva a paragonare i flussi finanziari mondiali ai cavalli di Tamerlano, il grande emiro e conquistatore mongolo: dove le sue truppe arrivavano distruggevano tutto per avere spazio e mobilità. Così i capitali finanziari fanno oggi con gli Stati nazionali, dice Guarino.

Ma non vogliamo anticipare oltre e lasciamo al lettore la visione dei video di questa lectio magistralis. Altre sorprese lo attendono.

Con questo “piccolo dono” Piceno Tecnologie vi fa i migliori auguri di buone feste, nella speranza che l’anno nuovo riscopra un’Italia migliore.


Il lungo e sorprendente miracolo italiano - parte 1/5

L’Italia prima al mondo!

 

 

 


Ultimo aggiornamento Giovedì 20 Settembre 2012 23:43
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QUALE FUTURO IN EUROPA? PDF Stampa E-mail
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Venerdì 04 Novembre 2011 19:14

 

 

 

SARÀ POSSIBILE SEGUIRE LA CONFERENZA MEDIANTE DIRETTA VIA WEB A PARTIRE DALLE ORE 17:30 DI VENERDÌ 18 NOVEMBRE, AL SEGUENTE INDIRIZZO: http://www.livestream.com/picenotecnologie

 

QUALE FUTURO IN EUROPA?

Dagli anni novanta in poi, dopo la caduta del muro di Berlino secondo un riferimento storico, la società, l’economia e la politica italiana hanno subito trasformazioni profonde. Trasformazioni tuttora in corso e che hanno toccato in forma e misura diversa la maggior parte degli stati nazionali su scala planetaria. Anche il modo di fare impresa ha dovuto prendere atto di radicali cambiamenti nello scenario geopolitico globale, come la costituzione di un mercato sempre più unico a livello mondiale, con scarsa presenza o spesso totale assenza di vincoli e barriere. Accanto ad alcuni vantaggi, la possibilità di delocalizzare i capitali, la produzione ed i servizi non poteva non avere effetti epocali sulla vita di ciascun cittadino, con conseguenze spesso negative per il mercato del lavoro, in special modo nei paesi delle cosiddette democrazie occidentali più sviluppate. In questo scenario globalizzato si colloca l’Europa e il suo sistema di moneta unica: l’Euro.

Ultimo aggiornamento Venerdì 06 Gennaio 2012 19:05
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TRA PAURA E UTOPIA(*) PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Martedì 06 Dicembre 2011 22:00

 

 

 

 

QUALE FUTURO IN EUROPA? Abbiamo voluto intitolare così questa giornata di studio e di approfondimento, iniziata questa mattina con una tavola rotonda tra gli imprenditori, le associazioni di categoria e le istituzioni. Per continuare qui, in questa splendida sala, con la vostra presenza e quella dei nostri illustri relatori. Abbiamo voluto iniziare con una domanda, proprio perché crediamo che, in questo particolare periodo storico, ci sia la necessità come mai di porsi degli interrogativi, di riflettere, di dubitare magari anche di quelle che appaiono certezze. La necessità forse di fermarsi ad analizzare in modo più ampio e completo il contesto. Ampio in senso geopolitico all’interno di uno scenario europeo, ma ancor più forse completo in una prospettiva storica. Il compito della politica, della buona politica, dei grandi statisti dovrebbe essere quella di “attualizzare” il futuro: di trasformarlo da visione a visibile. Da progetto ideale a piano concreto.

Ultimo aggiornamento Venerdì 06 Gennaio 2012 19:06
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Deficit di bilancio o deficit di coraggio? Qual è il problema? (*) PDF Stampa E-mail

 

La storia insegna: la crescita è stata fatta sempre a deficit.

Nelle ultime settimane nel nostro paese (ma non solo) non si fa altro che parlare di che cosa tagliare per raggiungere gli obiettivi di bilancio indicati dalla Banca Centrale Europea, affinché gli speculatori, pardon, i mercati si "rassicurino" sulla nostra solvibilità. È una vera guerra tra poveri quella che si sta dispiegando sulle pagine dei giornali e tra la gente: facciamo pagare l'ICI alle suore oblate, tagliamo le pensioni, alziamo l'IVA, aboliamo le province etc.; mentre alcune misure riscuotono certamente il plauso generale, come alzare il prezzo delle lasagne a Montecitorio o le tasse ai calciatori, si viene spinti a credere che questa situazione sia veramente frutto degli sprechi e non dei ricatti della speculazione finanziaria.

È una spirale senza fine: hai voglia a fare macelleria sociale: se "i mercati" non sono soddisfatti (e non lo sono mai), il debito viene declassato; le conseguenze sono miliardi e miliardi in più di interessi sul debito da dover pagare, da cui, a cascata, ulteriore politica di tagli, poca crescita, altri problemi di bilancio e così via su questa brutta china.

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